Albidona
Secondo la tradizione, la chiesetta del Cafaro in origine era una fondazione dei monaci italo-greci, che prima dell'avvento della dominazione normanna popolavano le contrade dell'Alto Jonio con i loro numerosissimi monasteri. L'immagine della madonna qui conservata sembra sia stata protagonista di un miracolo avvenuto al tempo di una terribile invasione di cavallette che minacciava i raccolti.
La sacra raffigurazione fu portata in processione e, giunto il corteo in cima alla collina, chiamato allora Timpone dell'Avena, si verificò il miracolo: le cavallette presero il volo per inabissarsi nel mare sottostante.
In questa occasione la statua del santo viene portata in processione ed è seguita dalle donne , che recano sulla testa i Cinti, misure di grano addobbate con nastri colorati. Le soste della pesante statua vengono accompagnate dalle tarantelle, dal vino e dai taralli offerti da chi abita nelle vicinanze. Al termine della processione vengono venduti all'incanto i doni offerti al Santo. La festa termina a notte inoltrata con l'incendio dei rami di pino attorno ai quali continuano le danze. Il territorio di Albidona, inoltre, è ricco di mete escursionistiche, come per esempio il Monte Mostarico, con le sue incantevoli distese boschive.





