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introduzione altojonio cosentino

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La Calabria, estremo lembo della penisola italiana, ha vissuto per oltre un millennio in uno stato di completo isolamento.
Finita la civilizzazione greca, esauriti gli ultimi sprazzi d'indipendenza dei Bruzi, la Calabria dopo la caduta di Roma, ha subito solo il peso del feudalesimo, l'imprevista frequenza di terribili terremoti, le scorribande dei pirati, e il  passaggio degli eserciti che, a seconda dei casi, potevano essere normanni, Svevi, bizantini, francesi o spagnoli diretti in Sicilia.
In questa regione, chiusa tra due mari e stretta ogni tanto dalle montagne, si vengono così via  via formando molti ambienti culturali diversi. Ai confini della Calabria con la Basilicata, in posizione centrale nel grande Golfo di Taranto, chiuso tra il verde del Pollino e l'azzurro dello Jonio sta, quasi come un'isola, l'Alto Jonio Cosentino.
II suo territorio montano e collinoso interrompe le due grandi e fertili pianure di Sibari e di Metaponto, in cui fiorì il meglio della civiltà della Magna Grecia, evidenziando per contrasto il Massiccio del Pollino che degrada pian piano verso il mare con montagne sempre più basse e, infine, con colline e splendide terrazze affacciate sullo Jonio.
Questa particolare posizione, considerando l'incomunicabilità determinata a nordovest dal Massiccio del Pollino e a sudest dallo Jonio, è stata forse un ostacolo alla congiunzione stradale e ferroviaria delle due grandi pianure prima ricordate, ma ha dato origine tuttavia, alla diversità e al fascino dell'Alto Jonio Cosentino.
È un territorio, a differenza di quello delle grandi pianure contigue, arido, aspro, difficile, solcato da torrenti corti, rapidi, impetuosi quando piove ma seccati dal sole nella maggior parte dell'anno, punteggiati a primavera dal rosso fuoco degli oleandri fioriti che si stagliano nel biancore dei sassi a contrastare il verde-giallo del pino di Aleppo, mentre il tepore del sole, l’aria pulita e il mare scintillante riempiono la vista e i sensi.
La presenza del Massiccio del Pollino, la più alta montagna del Meridione, bloccando le correnti del Nord, porta ad un regime di precipitazioni tra i più bassi del Sud assicurando, in particolare alla fascia costiera un clima veramente invidiabile che rende possibile la balneazione dagli inizi della primavera fino al tardo autunno.
Ed il mare qui è tra i più puliti d’Italia anche perché la maggior parte dei comuni di questo territorio sono situati nell’entroterra, sulle colline più alte o a mezza montagna verso il Pollino e la Basilicata.
Si spiega così come questa terra unisca alle qualità del clima e del mare il fascino della storia che ha portato a rifugiarsi qui non solo discendenti delle popolazioni Bruzie e poi Latine, ma anche più recentemente, dal 1500 in poi, numerosi colonie albanesi accolte dall’ospitalità dei suoi abitanti.
Da queste parti la natura ha conservato tutta la bellezza del territorio mediterraneo meridionale dove crescono in abbondanza il lentisco, il Pino d'Aleppo, l'oleandro, il carrubo, e poi, a seconda dell'altezza, le querce per finire in alto sul Pollino col grande e particolare Pino Loricato oltre a numerosi arbusti spontanei quasi introvabili altrove.
La presenza dei torrenti ha portato al mare un'incredibile varietà di sassi bianchi, grigi variegati che il moto delle onde durante l'inverno cambia continuamente disegnando e ridisegnando ogni anno, dune  e avallamenti che creano una spiaggia di assoluta originalità.


Nella sezione Territorio o con i link si forniranno informazioni dei paesi, dei loro usi, dei loro costumi, della loro tradizione ormai millenaria di cucina, dei prodotti che ancora in buona misura si mantengono integri, si potranno vedere i beni culturali ancora esistenti, dei castelli, delle chiese, dei panorami godibili dalle diverse posizioni.
Fra i pochissimi paesi che si affacciano da tempo sul mare, Trebisacce é posto quasi di guardia all’ingresso dell'Alto Jonio, entrando dalla pianura di Sibari.
Ai suoi poderosi bastioni era affidata la difesa dai pirati Saraceni che hanno tormentato queste coste per varie centinaia di anni e le cui tracce ancora oggi si possono trovare, non solo nelle Torri di guardia costiera e nei castelli, ma anche nei nomi che molti luoghi hanno mantenuto a testimonianza dei tempi in cui queste popolazioni erano costrette a fuggire per evitare la schiavitù. 
Consigliamo, perciò,a chi si accinge a visitare questa zona, di entrare da questo ingresso a Sudovest, oppure dal lato Nordest, cioè da Rocca Imperiale, cercando di fermarsi a guardare l'uno o l’altro non con l'occhio di oggi, ma con  lo sguardo della fantasia che permette, guardando il mare, di vederlo come tempo, solcato dalle barche dei Greci che avevano trovato nelle vicine pianure l'area della più grande espansione della loro civiltà o dalle navi, ben più grandi e pericolose, dei pirati pronti a prendere, in rapide scorrerie, uomini e cose. Venendo qui la prima cosa da fare é sedersi su qualcuna delle splendide terrazze che, da un’altezza media di 80-90 metri sul livello del mare, consentono di abbandonare lo sguardo sull’orizzonte lontano con la serenità che questo paesaggio ispira; l'altra consiste nell’addentrarsi via via in questo territorio scoprendone le bellezze che prima abbiamo accennato e quelle che andremo a visitare, forse meno spettacolari che in altre zone, ma più autentiche e capaci di riempire la giornata, che finirà per essere coronata da una cucina non solo tipica e sana ma capace, riportando lo sguardo sul golfo illuminato dalla grande luna e costellato dalle innumerevoli luci della costa, di restituire il gusto della vita.

Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2009 10:17  

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